I CHAKRA: cosa sono e il loro significato nello yoga

Nella terminologia yogica, chakra è tradotto come centro psichico.

Per tanto tempo si è discusso se i chakra esistessero o meno, dato che la Scienza non era in grado di provarlo semplicemente sezionando i corpi post-mortem.

La percezione dei chakra, come del resto ogni altro aspetto dello yoga, è sempre stato tramandato dall’esperienza diretta e dalla condivisione maestro – discepolo, per cui il “credere” all’esistenza di una cosa o meno è rimasta a lungo soggetta allo sforzo individuale di ricerca e scoperta.

Solo negli ultimi anni anche la Scienza e specialmente la Fisica Quantistica sono arrivati a poter confermare ciò che Yogi di tutto il mondo dicono da sempre, ovvero che tutto ciò che è manifesto è plasmato di energia, di Prana in termini yogici.

La Kundalini

Come esseri umani, come condensato di questa energia, noi abbiamo la possibilità di connetterci ed evolverci da un livello energetico grossolano a piani energetici più sottili e potenti che gradualmente risvegliano tutto il nostro potenziale, la nostra kundalini.

Il risveglio del potenziale umano, di Kundalini, passa attraverso il risveglio dei chakra.

Cosa sono allora questi centri psichici o chakra? A livello fisiologico esistono i plessi, che è dove avvengono gli scambi energetici. Ogni plesso è connesso con una specifica parte del cervello che in condizione ordinaria è “addormentato”, ovvero svolge solo una piccola parte di quello che è il suo enorme potenziale.

Quando un chakra si risveglia, grazie ad esempio a pratiche di yoga e meditazione, si risveglia un enorme potenziale di energia psichica nella regione del cervello interessata, e questo stato fa diventare straordinario ciò che era ordinario, si risvegliano poteri assopiti che sono insiti nel potenziale umano. Risvegliare tutti i chakra è un grado di risveglio di energia psichica che difficilmente si può spiegare a parole. Quando un individuo riesce a risvegliare Kundalini si dice che ha ottenuto samadhi o mukti, tradotti come illuminazione e liberazione (dal ciclo delle reincarnazioni).

I chakra su cui si può lavorare attivamente attraverso pratiche di yoga e meditazione sono sei, la tradizione tantrica ne contempla otto, ma gli ultimi due sono al di fuori della volontà individuale e li si può contemplare quando un grado di purificazione e risveglio è già avvenuto nell’energia dello yogi.

I chakra, uno sguardo da vicino

Vediamo ora nel dettaglio i sei chakra su cui si può lavorare attivamente, cinque sono localizzati lungo la colonna vertebrale:

  1. All’altezza del plesso sacrale troviamo il primo chakra: Muladhara
  2. All’altezza del plesso coccigeo troviamo il secondo chakra: Swadhisthana
  3. e all’altezza del plesso solare troviamo il terzo chakra: Manipura
  4. All’altezza del plesso cardiaco troviamo il quarto chakra: Anahata
  5. All’altezza del plesso cervicale troviamo il quinto chakra: Vishuddi
  6. La ghiandola pineale è la sede del sesto chakra: Ajna

Tutte le pratiche dello yoga servono per portare energia ai chakra, per favorire il risveglio, per questo è importante non tralasciare nulla e non avere fretta.

Le asana, le posizioni del corpo, non sono solo un modo per avere un corpo tonico e sano, non dimenticare che contemporaneamente stai lavorando sui chakra, per cui sulla tua energia e sul tuo potenziale, sulla tua mente ed energia psichica.

Non è un caso che tanti maestri insistano sul lavoro con asana e pranayama prima di intraprendere la meditazione. Specialmente per la mente di noi occidentali, asana e pranayama sono anche un ottimo modo per preparare il sistema nervoso a gestire l’aumento di energia psichica, utile per pratiche più avanzate.

La simbologia

Nella tradizione yoga ogni chakra è rappresentato come un fiore di loto con un diverso numero di petali, che rappresentano il numero delle connessioni nervose che si diramano da ogni plesso.

La simbologia del fiore di loto è significativa dell’evoluzione spirituale dell’uomo. Il loto germoglia nel fango e l’uomo esiste nell’ignoranza della sua vera natura divina, questa è la condizione di partenza. Il loto cresce poi nell’acqua sforzandosi di raggiungere la superficie e allo stesso modo l’uomo dovrebbe sforzarsi di cercare la Verità (della sua natura divina). Quando il loto fiorisce si trasforma in un fiore bellissimo, allo stesso modo l’uomo scopre il suo potenziale e raggiunge l’illuminazione.

I colori dei chakra

Quando in pratiche di meditazione si visualizzano i chakra, può aiutare visualizzarli nella forma di fiore di loto con il rispettivo numero di petali e con il rispettivo colore.

  • Muladhara è visualizzabile come un loto dai quattro petali di colore rosso scuro
  • Swadhisthana è visualizzabile come un loto dai sei petali di colore arancio
  • Manipura è visualizzabile come un loto dai dieci petali di colore giallo
  • Anahata è visualizzabile come un loto dai dodici petali di colore verde
  • Vishuddi è visualizzabile come un loto di sedici petali di colore blu
  • Agya è visualizzabile come un loto di due petali di colore violetto.

Mentre il numero di petali è un numero fisso dato che si riferisce alle connessioni nervose di ogni chakra, il colore è una percezione più soggettiva, è normale riscontrare differenze anche tra diverse scuole su questo punto.


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